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Come scrivere un payoff in 5 mosse

Perché un brand si guadagni un posto nella memoria di ogni singolo cliente e nell’immaginario collettivo del grande pubblico, nella maggior parte dei casi, il nome non basta. È necessario dare un volto e un’identità all’azienda in modo che questa sia immediatamente identificabile da parte dell’individuo e distinguibile dalla miriade di altre imprese che invadono la nostra vita quotidiana. Nella costruzione di questa brand identity concorrono vari fattori, i più importanti dei quali, senza dubbio sono il logo, cioè l’immagine o il simbolo che può rappresentare e sostituire il nome del brand, e il payoff.

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Barilla: marketing fail e giuste polemiche

di Paolo Armelli

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La differenza tra marketing e ideologia: il caso Barilla

"Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale [...] Noi abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda [...] Va bene, se a loro [i gay] piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti [...] Io rispetto tutti, facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri. Sono anche favorevole al matrimonio omosessuale, ma no all’adozione per una famiglia gay. Da padre di più figli credo sia molto complesso tirare su dei bambini in una coppia dello stesso sesso.”

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Che cos'è la brand transparency

Pensate alla vita di uno studente di metà anni ‘90; ogni qualvolta avesse avuto bisogno di una qualche informazione, la ricerca seguiva sempre gli stessi passi: prima chiedeva ai genitori o agli amici, poi consultava un’enciclopedia, e infine si recava alla biblioteca comunale. E oggi? Oggi tutto è a portata di click: ogni giorno Google effettua per noi 2,5 miliardi di ricerche e ogni mese YouTube carica più video di quanti ne abbiano diffusi i tre principali network statunitensi negli ultimi sessanta anni.

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Action-oriented marketing: il caso Red Bull

Articolo tratto da Brands, it’s time to get moving: why action-orientd marketing is the way forward.
Per leggere la prima parte, clicca qui.

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Verso l'action-oriented marketing

Articolo tratto da Brands, it’s time to get moving: why action-oriented marketing is the way forward

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Marketing nostalgico e marketing new-stalgico

“Una volta era tutto più semplice”, “Ai miei tempi…”, “Se potessi tornare indietro”, “Si stava meglio quando si stava peggio”. Se chi sta leggendo ha raggiunto i trent’anni, avrà sicuramente pronunciato una di queste frasi almeno una volta nella vita, spinto da quel sentimento comunemente definito con il termine di nostalgia.

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Da brand a icona culturale: l'Iconic Brand

Prendendo spunto dal famoso test psicologico proiettivo di Rorschach e le sue macchie, vi proponiamo un giochino. Visualizzate nella vostra mente il logo di Tiffany’s: qual è la prima parola che vi viene in mente? Gioielli o sogno? Proviamo ora con il marchio Harley-Davidson: avete pensato a una moto o all’America on the road? Ultima immagine: Wolkswagen. Semplicemente un’auto o gli anni ‘60 e la beat generation?

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Android e KitKat: un esempio di co-marketing

Dopo Cupcake e Jelly Bean anche l’ultima versione di Android, la 4.4, prende il nome da un prodotto dolciario, ma con una novità sostanziale: il sistema operativo di Google per smartphone è stato battezzato KitKat, come il popolare snack al cioccolato di Nestlé.

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Cos'è l'immagine coordinata

La prima impressione è quella che conta e anche l’occhio vuole la sua parte. Due affermazioni che nella vita quotidiana non sono altro che luoghi comuni - e banali - diventano regole da tenere bene a mente nel mondo della comunicazione e del marketing.

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