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Dal piccolo schermo al multischermo

Scritto da Luciano Tolomei

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Sembra ormai una realtà consolidata quella di affiancare alla visione tradizionale dei programmi televisivi l’utilizzo di un altro device come ad esempio smartphone, tablet e altri device multimediali. Basti pensare che sul finire del 2011 il 40% degli Americani usava questi dispositivi mentre era di fronte al televisore.
Ma è soprattutto l’abitudine a seguire la televisione a cambiare radicalmente con questi nuovi mezzi: sempre negli Stati Uniti il 42% e il 40% della popolazione usano rispettivamente un tablet o uno smartphone come “second screen” mentre guardano la tv; secondo una ricerca di TvGuide il 15% degli intervistati inizia a seguire un programma televisivo perché sollecitato da un social network. Il fenomeno è una realta in crescita anche in italia come dimostrano i recenti dati sul festival di sanremo.
Gli utilizzi di device come secondo schermo da integrare alla semplice fruizione televisiva sono commercialmente interessanti perché, nella loro varietà, possono essere impiegati per rafforzare il rapporto fra emittenti e telespettatori, inserzionisti e telespettatori ma anche per offrire agli utenti nuovi e migliori modi per interagire coi contenuti. La visione di un programma tv, ad esempio, può invitare a verificare offerte o cercare informazioni su prodotti visti negli spot, o invoglia a verificare con più cura notizie di attualità o risultati sportivi, oppure soprattutto stimola l’interazione sui social network per avere feedback o condividere commenti.

Proprio l’integrazione con network come Twitter e Facebook sta cambiando notevolmente l’impostazione dell’offerta televisiva, con grandi passi in avanti compiuti negli ultimi anni anche in Italia: nelle serate (e nelle mattinate successive) in cui sono in onda importanti talk show politici o eventi di rilevanza nazionale come ad esempio il Festival di Sanremo, i trending topic su Twitter sono spesso monopolizzati da tweet di chi sta seguendo la trasmissione in tv ma la commenta online; molte emittenti acquistano spazi promozionali appositi sui social media in occasione del lancio di nuovi show per aumentare il tam tam mediatico a riguardo. Proprio Twitter, alla fine del 2012, ha avviato una collaborazione con Nielsen per pubblicare nuovi indicatori utili a misurare le conversazioni riguardanti la programmazione televisiva e in modo da trasformare i “cinguettii” in un enorme focus group.
Un mondo che ancora sta avendo grandi sviluppi è quello delle applicazioni che si sintonizzano con i programmi tv e offrono percorsi di approfondimento e interazione proprio a partire dagli stessi. Sono stati perfino messi a punto sistemi di riconoscimento audio che permettono a tablet e smartphone di agganciarsi all’esatto momento di uno show tv e fornire i contenuti più adatti per integrare quelle precise scene. Molti passi avanti devono però essere fatti in questo ambito, soprattutto per quanto riguarda la monetizzazione di tutti questi processi di interazione.
Un dato di fatto è che gli inserzionisti devono tener conto delle possibilità, e in qualche caso dei limiti, che queste nuove modalità comportano nelle abitudini di fruizione: non più il telespettatore che, spesso passivamente, sta di fronte allo schermo ma l’utente multicanale che interagisce con più schermi contemporaneamente e commenta in modo interattivo ciò che vede, spot compresi.

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