Quando la pubblicità è un pesce d'aprile

Scritto da Paolo Armelli

561282_570016346362963_1919571753_n-e1364916002668.jpg

Ieri, primo aprile 2013, Google ha lanciato il suo nuovissimo servizio all’avanguardia: si chiamerà Google Nose e consentirà di ricercare specifici odori e annusarli poi semplicemente avvicinando il viso allo schermo del computer o dello smartphone; fra i vari servizi, anche un Aromabase con 15 milioni di scentibyte e perfino una SafeSearch che blocca gli odori eccessivamente sgradevoli. Questa novità non è altro, ovvio, che l’ennesimo esempio delle bufale che la compagnia di Mountain View si diverte a diffondere in tutto il mondo proprio nel giorno dei pesci d’aprile. Google ha una lunga tradizione di scherzi di questo tipo: negli anni ha diffuso notizie riguardanti la fondazione di una colonia abitata su Marte, piani di riduzione della lunghezza delle Google chat per ragioni di risparmio energetico, la possibilità di uploadare su Google Docs qualsiasi cosa, perfino oggetti fisici come chiavi o piante, l’introduzione di un traduttore automatico per animali e - cosa fra le più inaudite - l’adozione del font Comic Sans in tutti i suoi siti.

Questo tipo di iniziative, molto più diffuse nel mondo anglosassone che da noi, aiutano le aziende a far parlare di sé, utilizzando però un tono scanzonato e divertente, che in qualche modo aiuta a distendere quell’atmosfera di competizione e arrivismo che dominano il mercato. Sono molti i marchi che rischiano momentaneamente la faccia per giocarsi, come si dice in inglese, un April fool: sempre ieri la Tic Tac ha annunciato il lancio di nuove mentine al gusto pizza; il sito Vimeo ha comunicato il rebranding in Vimeow, divenendo un portale interamente dedicato a video di gattini; sempre per i gatti, la Sony ha presentato le sue nuovissime cuffie musicali; Air Malta ha annunciato di aver ampliato la sua flotta con due aerei militari; Twitter, invece, ha reso noto che sarebbe presto diventato a pagamento, lasciando gratuita una versione in cui sarebbe stato però vietato usare le vocali (si sarebbe chiamata Twttr).

I pesci d’aprile pubblicitari hanno una lunghissima tradizione: nel 1980 la Bbc, che dovrebbe essere il baluardo della veridicità informativa, dichiarò fra il clamore generale che il Big Ben avrebbe abbandonato le tradizionali lancette per passare alla versione digitale coi numeri in quarzo; nel 1996, invece, la catena americana di fast food Taco Bell annunciò l’acquisto di uno dei simboli più famosi della guerra d’indipendenza, la Liberty Bell, che sarebbe stata rinominata Liberty Taco Bell; due anni più tardi Burger King lanciò la sua linea di hamburger per mancini, con gli ingredienti uguali alla versione per destrimani, solo ruotati di 180 gradi. Il premio per le migliori bufale va comunque consegnato a Google, con due posizioni pari merito: nel 2009 la controllata YouTube informò che, per una migliore visione dei video caricati, era necessario ruotare la testa o il monitor - migliaia di utenti scrissero dicendo che avevano provato ma la visione non era di certo migliorata; nel 2011, invece, Mountain View annunciò un nuovo servizio, la Gmail Motion, che avrebbe permesso attraverso la webcam di utilizzare i comandi della posta elettronica e addirittura di scrivere nuovi messaggi senza toccare la tastiera, facendo solo gesti con le mani o le braccia.

Per un giorno all’anno, insomma, sembra che le aziende americane siano autorizzate a prendere in giro i propri consumatori, e un po’ anche se stesse. Il problema è che l’incredulità degli utenti, quella, forse è attiva molto più che un giorno all’anno.

Argomenti: Advertising, Attualità
Questo articolo ha 0 commenti

PUBBLICITÀ

Articoli recenti