Super Bowl 2014: spot pubblicitari tra sentimenti e polemiche

Scritto da DMEP

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Se da questa parte dell’Atlantico fervono i preparativi per l’apertura ormai imminente delle Olimpiadi Invernali di Sochi, in terra americana si è appena concluso l’evento sportivo dell’anno che riunisce milioni di statunitensi - ma anche di spettatori di tutto il mondo - davanti alla tv: stiamo parlando del Super Bowl.

Evento sportivo ma non solo, dato che la stragrande maggioranza del pubblico - che non capisce molto di regole, schemi e tattiche proprie del football -, più seguire la partita, si gode gli spot televisivi ideati per l’occasione e per i quali le aziende che se lo possono permettere sborsano somme considerevoli.

Consapevoli della portata di questo evento, le agenzie pubblicitarie danno sfogo in questi spazi pubblicitari, che hanno durata compresa tra i 30 e i 60 secondi, alla propria creatività, cercando di aggiudicarsi il titolo ufficioso di spot più memorabile dell’edizione 2014. Alcuni ci riescono, altri meno, altri ancora riescono addirittura a farsi del male.

Vediamo allora alcuni esempi scelti un po’ da DM&P, un po’ dal gusto del pubblico e un po’ dalla rete.

Cominciamo con Budweiser, figura sempre presente al Super Bowl, che quest’anno decide di buttarla sui sentimenti, prima con l’amicizia tra un cavallo e un cagnolino, poi celebrando il patriottismo, sapendo di riuscire a fare breccia nel pubblico americano.

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La famosa marca di Snack Dorito dimostra come sia possibile lasciare il segno con un budget limitatissimo: 200 dollari e 8 ore di lavoro.

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Rimanendo nel settore food, vediamo come Cheerio decide di dedicare il proprio spazio alla tematica della multiculturalità presente nella società americana e all’interno delle singole famiglie.

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Tuttavia, lo spot che più di ogni altro quest’anno è riuscito a tenere incollati gli occhi degli spettatori allo schermo è quello di Bud Light. Partendo dal concetto che “Bud Light è la birra giusta qualsiasi cosa succeda”, un ragazzo (vittima ignara di una candid camera) vive la notte più spettacolare e allo stesso tempo più assurda della sua vita, con un finale surreale.

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Ad ogni modo, il Super Bowl non è tutto risate e sentimenti. Accade alle volte che, per motivi svariati, uno spot non incontri l’apprezzamento da parte del pubblico; alle volte ragionevolmente, altre volte in modo un po’ inaspettato. Due sono i casi emblematici del 2014: Sodastream e Coca Cola.

Le polemiche sollevate nel primo caso riguardano la figura di Scarlett Johansson e l’incompatibilità dei suoi ruoli di testimonial dell’associazione Oxfam e di testimonial per Sodastream, la quale possiede una filiale nei territori palestinesi occupati dal governo israeliano. Lo spot non è andato in onda e l’attrice ha lasciato l’associazione.

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Più curioso il caso di Coca Cola. L’atmosfera è quella tipicamente utilizzata dall’azienda di Atlanta: familiare, armonica, spensierata, multiculturale e accompagnata dalla canzone “America the beautiful” cantata in diverse lingue. Proprio quest’ultimo elemento ha scatenato l’indignazione della parte più conservatrice del pubblico americano. Molti i messaggi di boicottaggio della bibita su Twitter e gli altri social network. Al seguente link potete trovarne una galleria.

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