Rebranding: quando è necessario per un'azienda

Scritto da DMEP

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Per quanto il logo sia l’elemento più importante per la distintività di un brand, non è sempre detto che debba rimanere immutato nel tempo. Ogni azienda, con il passare del tempo, può trovarsi soggetta ad evoluzioni di vario genere: dallo stile comunicativo, al posizionamento di mercato, fino alla tipologia di prodotti e servizi offerti.

A volte dunque il rebranding può rivelarsi la strategia giusta per riprendere fiato. Un esempio sotto gli occhi di tutti è il gigante Apple. Nei primi anni ‘90 il colosso di Cupertino stava lentamente, ma inesorabilmente, scivolando fuori dal mercato dei personal computer. Per segnalare chiaramente un cambiamento nell’immagine del brand, Apple ha aggiornato il proprio logo, abbandonando il sorpassato arcobaleno per un taglio monocromatico e lucido.

Non possiamo certo affermare che quello sia stato l’unica innovazione determinante per la rinascita dell’azienda, ma è altrettanto vero che quel passaggio ha segnato l’avvio dell’età dorata per Apple.

Il rebranding è dunque una strada. Ma quando è il momento di imboccarla?

Prima di tutto, è necessario capire quale sia lo scopo che c’è dietro a questo restyling. La semplice voglia di novità e freschezza non è sufficiente ad intraprendere un lavoro così impegnativo e determinante per il futuro dell’azienda. Non si tratta semplicemente di scegliere un logo nuovo di pacca o di rivisitare il nome del brand. Al contrario, la società deve essere intenzionata a cambiare la sua intera visione, gli obiettivi, la mission e i suoi valori.

Prendere un’iniziativa del genere troppo alla leggera significa ritrovarsi con un nuovo brand debole, poco distintivo, incapace di competere in un mercato sempre più agguerrito.

Allora, tornando alla nostra domanda, qual è il momento giusto? Per capirlo, esistono dei segnali. Ecco i principali:

  • L’azienda ha in mente di espandersi in nuove aree.
  • Il brand attuale limita la crescita in altri mercati.
  • L’azienda sta vivendo una fusione o sta acquisendo altre aziende.

Prendendo spunto da un articolo comparso su The Agency Post, elenchiamo quattro passaggi per assicurarvi un rebranding di successo.

  1. Oggi è indispensabile sfruttare il potenziale offerto dai social media per comunicare con il proprio pubblico. Usate i social, Twitter e Facebook su tutti, per informare i consumatori delle novità imminenti e per chiedere il loro pensiero a riguardo. Si tratta di un modo efficace ed economico per condurre delle indagini di mercato e misurare l’apprezzamento delle vostre scelte.
  2. Quando si elabora il piano di azione, è giusto lavorare un po’ con l’immaginazione; pensare non solo a ciò che l’azienda è, ma anche a ciò che si vuole che diventi un giorno. Volete crescere in Italia o anche all’estero? Volete cambiare settore? Il rebranding deve partire senza dubbio dall’idea che si ha dell’azienda proiettata nel futuro.
  3. Escogitate un modo per creare una connessione a livello emotivo tra le persone e il vostro brand. I brand di successo sono quelli in grado di evocare nel proprio target di riferimento un certo tipo di emozioni. Il modo migliore per capirlo è parlare con loro: confrontatevi con i vostri clienti reali e potenziali, ascoltate la loro opinione e cercate di trarne un insegnamento. Il rapporto umano e diretto è il metodo più efficace per aumentare la fidelizzazione del cliente nei confronti del brand.
  4. Il cambiamento non deve essere per forza radicale. Si può iniziare con qualcosa di minore, come per esempio il tipo di font usato nei propri documenti o nel proprio sito aziendale. Rilevate poi le reazioni e ripartite da lì. Passo dopo passo, potrete modificare elementi più distintivi della vostra identità.

Non sempre però le cose vanno come vorremmo. Può infatti capitare che una strategia di rebranding non si riveli azzeccata, causando danni d’immagine e non solo all’azienda in questione. Potete approfondire, leggendo questo il post Quando il Rebranding non Funziona.

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