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Rebranding: quando è necessario per un'azienda

Per quanto il logo sia l’elemento più importante per la distintività di un brand, non è sempre detto che debba rimanere immutato nel tempo. Ogni azienda, con il passare del tempo, può trovarsi soggetta ad evoluzioni di vario genere: dallo stile comunicativo, al posizionamento di mercato, fino alla tipologia di prodotti e servizi offerti.

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Logo: come progettarlo in 7 mosse

Qual è l’elemento con cui un’azienda può offrire una prima rappresentazione di sé e tramite cui può veicolare sinteticamente il proprio messaggio? Ovviamente, il logo. Non si tratta solo di un simbolo da apporre sui biglietti da visita e sui blocknotes aziendali, ma costituisce l’espressione dell’identità stessa dell’azienda e della sua mission. Ma come essere sicuri che il nostro logo rispetti questi requisiti? O meglio, come si progetta un logo simile? Abbiamo suddiviso il processo creativo in 7 passaggi fondamentali.

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Super Bowl 2014: spot pubblicitari tra sentimenti e polemiche

Se da questa parte dell’Atlantico fervono i preparativi per l’apertura ormai imminente delle Olimpiadi Invernali di Sochi, in terra americana si è appena concluso l’evento sportivo dell’anno che riunisce milioni di statunitensi - ma anche di spettatori di tutto il mondo - davanti alla tv: stiamo parlando del Super Bowl.

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Come scrivere un payoff in 5 mosse

Perché un brand si guadagni un posto nella memoria di ogni singolo cliente e nell’immaginario collettivo del grande pubblico, nella maggior parte dei casi, il nome non basta. È necessario dare un volto e un’identità all’azienda in modo che questa sia immediatamente identificabile da parte dell’individuo e distinguibile dalla miriade di altre imprese che invadono la nostra vita quotidiana. Nella costruzione di questa brand identity concorrono vari fattori, i più importanti dei quali, senza dubbio sono il logo, cioè l’immagine o il simbolo che può rappresentare e sostituire il nome del brand, e il payoff.

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Che cos'è la brand transparency

Pensate alla vita di uno studente di metà anni ‘90; ogni qualvolta avesse avuto bisogno di una qualche informazione, la ricerca seguiva sempre gli stessi passi: prima chiedeva ai genitori o agli amici, poi consultava un’enciclopedia, e infine si recava alla biblioteca comunale. E oggi? Oggi tutto è a portata di click: ogni giorno Google effettua per noi 2,5 miliardi di ricerche e ogni mese YouTube carica più video di quanti ne abbiano diffusi i tre principali network statunitensi negli ultimi sessanta anni.

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Action-oriented marketing: il caso Red Bull

Articolo tratto da Brands, it’s time to get moving: why action-orientd marketing is the way forward.
Per leggere la prima parte, clicca qui.

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Verso l'action-oriented marketing

Articolo tratto da Brands, it’s time to get moving: why action-oriented marketing is the way forward

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Da brand a icona culturale: l'Iconic Brand

Prendendo spunto dal famoso test psicologico proiettivo di Rorschach e le sue macchie, vi proponiamo un giochino. Visualizzate nella vostra mente il logo di Tiffany’s: qual è la prima parola che vi viene in mente? Gioielli o sogno? Proviamo ora con il marchio Harley-Davidson: avete pensato a una moto o all’America on the road? Ultima immagine: Wolkswagen. Semplicemente un’auto o gli anni ‘60 e la beat generation?

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Android e KitKat: un esempio di co-marketing

Dopo Cupcake e Jelly Bean anche l’ultima versione di Android, la 4.4, prende il nome da un prodotto dolciario, ma con una novità sostanziale: il sistema operativo di Google per smartphone è stato battezzato KitKat, come il popolare snack al cioccolato di Nestlé.

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Cos'è l'immagine coordinata

La prima impressione è quella che conta e anche l’occhio vuole la sua parte. Due affermazioni che nella vita quotidiana non sono altro che luoghi comuni - e banali - diventano regole da tenere bene a mente nel mondo della comunicazione e del marketing.

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