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Super Bowl 2014: spot pubblicitari tra sentimenti e polemiche

Se da questa parte dell’Atlantico fervono i preparativi per l’apertura ormai imminente delle Olimpiadi Invernali di Sochi, in terra americana si è appena concluso l’evento sportivo dell’anno che riunisce milioni di statunitensi - ma anche di spettatori di tutto il mondo - davanti alla tv: stiamo parlando del Super Bowl.

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Su Facebook arrivano gli spot come in TV

Ogni nuova invenzione che si rispetti prevede il suo affermarsi sulla scena e il suo tentativo di spodestare chi, la scena, la dominava fino a quel momento. Questa regola vale anche per i social media che, nella nascita e nella crescita, hanno minato all’esistenza dello strumento che esercitava un dominio incontrastato nella comunicazione di massa, ovvero la televisione. Ad eccezione di qualche sporadico episodio collaborazionista, il rapporto tra social network e TV è sempre stato conflittuale e ha visto come principale oggetto del contendere l’attenzione del pubblico, specialmente da un punto di vista pubblicitario.

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Relazione Agcom 2013: la pubblicità cresce solo in rete

La Relazione annuale dell’Agcom sulla situazione della comunicazione in Italia, presentata al Parlamento dal Presidente Angelo Marcello Cardani, dipinge uno scenario in mutamento rispetto agli anni passati. Tra le cause riscontrate c’è, senza ombra di dubbio, la grande differenziazione che si sta creando dal punto di vista dei media: il passaggio ad una multicanalità variegata ha, chiaramente, delle ripercussioni sui risultati e sui ricavi dei mezziin gioco.

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Il digitale cambia la tv dei ragazzi

Chi è cresciuto negli anni Ottanta e Novanta era abituato a un tipo molto determinato di fruizione televisiva: i palinsesti delle televisioni sia di stato che private erano organizzati in modo da accompagnare bambini e ragazzi prima e dopo i compiti, tendenzialmente dal rientro da scuola fino alle 14 e poi dopo le 16. La tv dei ragazzi offriva spazi in qualche modo ben definiti e rituali che scandivano la giornata dei più giovani e, di conseguenza, la loro esposizione a un certo tipo di pubblicità ben definita.

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La pubblicità e i processi a basso coinvolgimento

Ogni nostra attività è scandita da processi cognitivi che ce la fanno impostare, gestire ed elaborare attraverso le funzioni che animano la nostra mente: ogni comportamento è frutto di un processo di elaborazione delle informazioni che riceviamo dal mondo esterno, ovviamente in modo soggettivo a seconda di predisposizione, stato d'animo, livello socioculturale ecc. Ciò vale per ogni situazione che ci sottopone a uno stimolo, dunque è un fattore molto importante anche in pubblicità. I comportamenti dei consumatori, in effetti, si originano da motivazioni individuali più o meno consapevoli, e la psicologia può  rilevare le possibili origini di questi atti di consumo.

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