Short-tail keyword VS long-tail keyword: cosa cambia?

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Short-tail keyword VS long-tail keyword: cosa cambia?

Chiunque si occupi di SEO, ossia di quella tecnica che permette di ottimizzare un sito Internet per la sua collocazione sui motori di ricerca, lo sa bene: le keyword sono una delle basi da cui partire per rendere il più rintracciabile possibile un sito nel mare magnum della rete.

Queste, infatti, sono quelle che un utente digita all’interno della barra di un qualunque motore di ricerca per trovare contenuti che gli siano utili: migliore sarà la keyword e più alte saranno le possibilità che quel sito (o il contenuto di quel sito) venga trovato in questa fase. Un bene per le aziende, che in questo modo hanno maggiori chance di essere viste e quindi scelte rispetto ai competitor.

Più parole per diverse ricerche

Ma già a questo punto è importante fare una precisazione: non tutte le parole chiave sono uguali! Non è un caso che, per scegliere quelle più adatte non solo al tipo di business ma anche alla mole delle ricerche correlate a esse, si attui una vera e propria keyword strategy: un metodo con il quale si stila un elenco delle parole chiave che potrebbero interessare al target degli utenti in questione e che vengono successivamente “testate” sulla base della loro portata.

 

 

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Long-tail keyword e short-tail keyword

È proprio a questo punto che subentra la distinzione tra le long-tail keyword e short-tail keyword. Ma di che cosa si tratta? E rispetto a cosa si differenziano? Prima di definirlo è bene fare una precisazione: non si può decretare a priori quale sia la migliore tra le due tipologie.

Molto, infatti, dipende dalla materia a cui esse si riferiscono, dalla mole di ricerche a esse correlate e dalla diffusione o meno della parola stessa nella lingua utilizzata. Quello che si può fare è, quindi, un’analisi dettagliata delle differenze che intercorrono tra le due e, di conseguenza, scegliere quella (o, meglio, quelle) più adatte. Vediamo quindi insieme di cosa si tratta.

Una prima definizione

Per iniziare è importante capire che cosa significa long-tail e short-tail nell’ambito delle parole chiave: le prime si riferiscono a quelle keyword composte da poche parole (normalmente, da una a due), mentre le seconde a quelle composte da un numero maggiore di vocaboli (di solito, tre o più lemmi). Le due definizioni derivano dall’inglese e significano, rispettivamente, “coda lunga” e “coda corta”, indicando così una stringa più o meno composita di parole chiave.

Un esempio? Facile: nell’ambito della vendita di vestiti da donna, parole chiave del tipo short-tail potrebbero essere “vestiti” o “vestiti donna” o “abbigliamento femminile”. Al contrario, keyword del tipo long-tail potrebbero essere “abbigliamento femminile sportivo per l’estate” o “vestiti da donna di lusso”.

I pro e i contro

Ma che peculiarità hanno le due categorie? Partiamo dalla “coda corta”: proprio perché molto concentrate nel significato (e, quindi, potenziali jolly per qualunque tipo di ricerca) sono quelle più usate. Va da sé, dunque, che siano anche quelle che generano più traffico, ma c’è un risvolto della medaglia che è bene considerare. Dal momento che sono le keyword più utilizzate, esse sono anche quelle che hanno una concorrenza elevatissima da parte di un grande numero di siti: il rischio di non emergere nelle ricerche sui motori di ricerca è dunque alto.

Qui entrano in gioco le parole chiave di tipo long-tail: più lunghe perché più specifiche, portano di sicuro una mole di ricerche minore rispetto alle short-tail ma permettono a chi ne faccia uso di rispondere a ad analisi più affinate e targettizzate. Gli utenti che si servono di una stringa lunga di parole chiave, infatti, necessitano di molte meno ricerche per raggiungere il proprio scopo.

Quali usare?

Giunti a questo punto, la domanda sorge spontanea: quale categoria di keyword devo utilizzare per fare in modo che il mio sito Internet scali la vetta delle ricerche online? Come abbiamo detto all’inizio, non esiste una risposta vera in tutto e per tutto: molto dipende dagli elementi che abbiamo descritto fino a questo momento.

Tuttavia, una best practice esiste ed è quella di utilizzare entrambe le categorie per migliorare al massimo le possibilità di scalare la vetta delle ricerche online, oltre che di farsi trovare da un utente veramente interessato al servizio offerto. Come si dice, infatti, l’unione fa la forza e unire una parola chiave “mainstream” con una molto più affinata potrebbe risultare la strategia vincente.

 

 

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