Un nuovo approccio alla content strategy: ecco cosa sono i topic cluster

TOPIC CLUSTER | SEO STRATEGY
Un nuovo approccio alla content strategy: ecco cosa sono i topic cluster

C’è chi parla di morte della SEO, chi dà l’estrema unzione alle keyword e chi saluta per sempre i SEO strategist. Ma davvero l’introduzione della metodologia dei topic cluster ha così radicalmente cambiato le logiche (e le professioni a essa connesse) della content strategy? 

La risposta è semplice: no. In realtà, la teorizzazione di un nuovo metodo con cui impostare e pensare la strategia dei contenuti di un qualunque blog aziendale non ha fatto altro che affiancare un metodo già esistente, migliorandolo e non certo soppiantandolo.

 

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Cosa sta succedendo

Ma cosa sono i topic cluster? E come mai sono nati, quando un metodo per produrre contenuti indicizzati sui motori di ricerca già esisteva e rispondeva al nome di SEO? Andiamo con ordine. Il termine in questione è traducibile, letteralmente, con “grappolo tematico”: nella produzione di scritti per un sito o blog aziendale questo si traduce nell’isolamento di un tema che fa da filo logico trasversale a più contenuti, uniti così tra di loro come a formare un grappolo d’uva. Tale metodo può essere replicato per un numero consistente di “topic”, a patto che siano inerenti al mercato o all’azienda che ne sta facendo uso.

Prima di raccontarvi con precisione come funzionano tali cluster, è bene analizzare la ratio che sta dietro a questa scelta così innovativa. Come spesso accade per tutti i cambiamenti che hanno interessato il mondo digital, anche quello dei i topic cluster prende le mosse dalle novità degli algoritmi di Google, mutuati a loro volta da modificazioni “antropologiche” che hanno interessato tanto gli utenti della rete quanto, di conseguenza, i principali motori di ricerca. Ossia? Ci spieghiamo. 

Un breve cenno storico

Quanti contenuti avete scritto per la vostra content strategy a partire da parole chiave che, opportunamente analizzate, hanno permesso una buona indicizzazione dei vostri blog post sui principali motori di ricerca? Ebbene, sappiate che non siete affatto stati gli unici. La vostra attività, infatti, è un’esperienza che avete condiviso con altri centinaia di migliaia tra content strategist e autori in tutto il mondo.

Il risultato di questa operazione è stata, nel tempo, una vera e propria inondazione delle rete di articoli, news e guide. Tutti contenuti che Google ha dovuto in qualche modo ordinare. Come? Premiando con un buon posizionamento nel ranking dei risultati di ricerca solo le informazioni più accurate, dotate di tanti link interni e sufficientemente lunghe.

Non solo. A mutare è stato anche il modo con cui gli utenti della rete hanno nel tempo fatto ricerche online: la sinteticità delle parole chiave ha infatti lasciato spazio a vere e proprie frasi di senso compiuto che, sempre più spesso, i lettori della rete digitano nella barra di ricerca. Questo significa che le lavorare unicamente sull’ottimizzazione delle keyword non basta più: occorre produrre contenuti curati, approfonditi e legati tra loro, che sfruttino (oltre alle parole chiave) anche le potenzialità dei link interni per posizionarsi.

Come funzionano?

Un grappolo, abbiamo detto: è così che HubSpot, software di marketing automation tra i più famosi al mondo, ha raffigurato la nuova tecnica dei cluster.

 

topic cluster - DM&P
 

Qui l’acino più grande è quello della pillar page, o “pagina pilastro”, una pagina del sito aziendale che spiega, in modo completo ma non approfondito, il topic che si è scelto di analizzare. Gli acini più piccoli sono invece gli articoli del blog aziendale che approfondiscono le varie sfaccettature, o subtopic, con cui può essere letto quello stesso tema.

A tenere unito tutto il costrutto ci pensa un gioco di link interni che permette un rimando pressoché immediato tra tutti i contenuti pensati sulla base di questa nuova (e innovativa) logica. Conoscete una tecnica migliore di questa per dare una panoramica a 360 gradi di un qualunque tema?

La creazione di “grappoli tematici” su HubSpot

Arrivati a questo punto vi starete forse chiedendo se esistono degli strumenti che possano affiancare un marketer nell’importante compito di creazione di campagne topic cluster. Ebbene, la risposta vi piacerà: HubSpot ha implementato un tool apposito. Come spesso succede con l’azienda del Massachusetts, usare tale prodotto è molto semplice: una volta scelto il tema che si vuole trattare nell’elenco dei topic a vostra disposizione, la prima cosa che il software consiglia di fare è creare la pillar page.

Successivamente, il content strategy tool consente di scegliere i subtopic: è possibile crearne ex novo o scegliere nell’elenco che lo stesso HubSpot mette a vostra disposizione. Una volta prodotti e pubblicati tutti i contenuti, non dimenticate di linkarli all’interno del software: solo così consentirete ad HubSpot (a allo stesso tempo a Google) di riconoscere la presenza di un topic cluster. E ora, non vi resta che iniziare questa nuova avventura.

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